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pane e radici

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Stelle Michelin: la cucina di Alajmo al Golf della Montecchia

June 27, 2019

Di golf ne so davvero poco. Credo l'abbiano capito subito perché appena arrivata alla Montecchia mi hanno portata alla buca 18, una delle sei buche degustazione.
Tre stagionature di Parmigiano Reggiano di Gennari, fino a 100 mesi.
Poi il loro progetto sul 24 mesi di Rossa, Disola Bruna, Biologico e Frisona e il Trachite Alla Costiera fresco e bianco a 60% moscato.
Benvenuti, davvero.

 

 

 


Essere accolti dalla famiglia Alajmo ti fa stare bene.
Niente sfugge all'ordine gentile, alla loro idea di eccellenza. Undici locali, duecento dipendenti e cinque stelle Michelin in tre ristoranti.
La prima stella nel 1992 con mamma Rita Chimetto alle Calandre. Seguono le successive due con il figlio Massimiliano nel 1997 e nel 2002.
Poi una stella rispettivamente alla Montecchia e al Quadri. 

 

 

 

 

 Il Golf Club appena fuori Padova a Selvazzano Dentro, tre percorsi e ventisette buche, si distingue non solo per la sua bellezza, ma anche per i suoi progetti di sostenibilità e tutela ambientale. 
Progetti che si ritrovano nella filosofia della cucina, che mescola alta arte culinaria e prodotti dell'orto. 
Quella scienza rara di lavorare con delicatezza una materia prima pura e piena che potrebbe restare tale, ma che per maestria, si esalta.

Il sei Giugno ho festeggiato con loro e con tutto lo staff i primi venticinque anni di apertura.
Per l'occasione settantadue coppie si sono sfidate nella prima e inedita Alajmo Golf Cup.
E dopo la gara, la cucina della famiglia.

L'aperitivo è stato servito nel grande cortile.
Uova di quaglia con burro e acciughe, gazpacho delicato, piccole tarte tatin dai profumi meditarranei e una spalla tiepida a coltello con fragranti prodotti del loro forno.
Bolle delle terre venete. La luce del tramonto. C'era davvero tutto.

 

 

 

 


La cena proseguiva in due grandi sale al primo piano.
In una sala i formaggi, i prosciutti, gli speck e gli affumicati. Tutto tagliato e raccontato al momento. La Berkel in continuo movimento.
I cocktails dedicati alla serata, i bicchieri scintillanti.

 

 

 

 

 

 Nella seconda e immensa sala decine di chef ai loro banchi.
Il vegetariano con i burger colorati, le insalate croccanti e le macedonie speziate.
I prodotti da forno, i lievitati dei maestri, le pizze e le paste ripiene.
Il risotto al profumo di lime.
Le lumache alle erbe con la polenta, le tagliatelle di seppia, il baccalà mantecato.
Le cruditè. Le ostriche e lo spettacolo della loro apertura.
Le tartare, il tiepido di vitello con la tonnata.

 


Il jazz dal palco, tutta la sala buia, solo dei coni di luce ad illuminare le mani e l'arte dell'impiattamento ai banchi.
Sopra, più in alto vicino alle travi del soffitto, nel buio, piccole luci come tante stelle.
Una signora elegante con lo sguardo rivolto in alto le guardava.
Poi ha chiuso gli occhi come per vedere oltre e ha iniziato a ballare piano.

 

 

 

 

 

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