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pane e radici

© 2016 fatto con amore da me.

Corsi di cucina: come scegliere

January 17, 2018

 

Ovvero: lungo pippone sulla mia formazione, i mille dubbi e i pianti in A4.

 

Compravo riviste e rifacevo i piatti. Rubavo libri a mia nonna, sporcavo troppo la cucina, mia madre si incazzava e fine dei giochi.

Poi ho iniziato a fare corsi su corsi. Primi piatti della tradizione: conferma iscrizione. Cucina vegetale bella e sana: conferma iscrizione. Cucinare il pesce in un milione di modi: complimenti hai un corso in omaggio perché hai speso un milione di reni.

Accumulavo ricette che guardavo fare da "quello bravo", le rifacevo a casa e non usciva mai come la volevo. C'era sempre qualcosa che non quadrava.

Mai una volta che le dosi mi rimanessero in testa a memoria.

Poi un giorno l'ennesimo corso. Però diverso.

Lui spiegava cosa ci stava dietro, le variabili, i perché.

 

Io scrivevo tutto, assaggiavo e nel frattempo avevo già deciso che lui sarebbe diventato il mio maestro. 

 

Sono tornata a casa e gli ho scritto la sera stessa. 

Vieni da un percorso accademico? No. Cioè sì. In che senso? Ho studiato Lettere. 

Che esperienze hai? Nessuna. Quali argomenti vuoi trattare? Non saprei scegliere da dove cominciare.

Sento tanta passione. Sei dentro.

 

Dopo una settimana ero già nella sua cucina.

In pieno Luglio, un caldo atroce. Avanti e indietro da Milano, lezioni infinite.

Mi sentivo un pulcino, per di più impedito. Troppo lento a tagliare, a ideare, senza forza nelle braccia per impastare.

 

In coda alla barriera di Agrate mi sono chiesta un trilione di volte se fosse davvero la mia strada. Mi chiedevo se ne valesse davvero la pena: tutti i risparmi investiti (TUTTI), le energie (ma soprattutto i risparmi).

E comunque sembrava non cambiare nulla: ero piena di informazioni e i miei piatti erano come prima. Vuoti.

 

Mentre tagli parlami dell'organizzazione di una brigata. Intanto che sfiletti elencami le temperature al cuore delle carni. C'è un angolo di salvia nel fegato. Sei lenta. Se parlo non mi concentro. Non sai dosare il sale. Ricomincia. Butta tutto. Brava, elegantissima stronzata. 

Risolvi il problema.

Non c'è soluzione.

Non hai scelta. Risolvilo.

 

Non ti serve la ricetta. Pensalo. Assaggialo in testa. Ora dosa.

Salmone affumicato, nduja, avocado, lime, scalogno.

Coniglio caramellato, clorofilla di spinaci, miele, timo, aria di birra, agrumi.

Assaggia Maestro. È buono. E se dovessi prepararne 120? 

Elencami i passaggi.

 

Così ho scelto la mia formazione. Assaggiando.

Quello era il risultato a cui volevo tendere e a cui tendo tutt'oggi, che continuo a studiare.

E ai miei allievi trasmetto questo. O almeno ci provo. Assaggia, studia, riprova.

Seriamente, anche se ci beviamo una bottiglia di Barbera.

Con coraggio, anche se poi si sperimenta insieme e si gioca.

Sorrido quando mi chiedono le dosi esatte.

 

Quando scegli un corso di cucina lo senti se è quello giusto.

Se i sapori ti piacciono, se le informazioni si incastrano, se le prime lezioni sono un caos ma poi si aggiusta tutto, se quando torni a casa e provi ti accorgi che fai dei gesti nuovi e le attenzioni sono diverse. Se capisci dove vuoi arrivare.

Io all'inizio preferivo i corsi di gruppo, ma poi ho scelto il one to one quando ho deciso di fare sul serio.

Prima corsi più pratici, poi nel tempo mi sparavo sempre più pipponi di teoria e la pratica me la sbrigavo da sola.

 

Quando ho acquistato il Pellaprat già non lo stampavano più.

L'ho acquistato in pdf ed è sempre a portata di mano sul desktop, pronto da rimacinare.

 

Mi hanno chiamata come chef a Milano.

Vai, sei pronta. Fatti pagare come meriti. Studia. 

Tieni alta le tensione in servizio. Rimani concentrata. 

Risolvi il problema.

Oh Maestro. Vedessi come pedalo adesso.

 

 

dai un'occhiata 

i miei corsi di cucina  

 

 

 

 

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