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pane e radici

© 2016 fatto con amore da me.

Con gli occhi più grandi della bocca

June 3, 2016

 

Non ho ricordi di quando sono atterrata a Denpasar. Nemmeno mezzo. Venti ore di volo, almeno 3 pasti confezionati e inutilmente speziati, poca acqua, le turbolenze tra l'India e Singapore. Sono esausta. E affamata.
Cambio qualche euro in rupie, esco dall'aeroporto e mi ritrovo sudata su un auto che mi porta verso Ubud. Faccio finta di dormire perchè non ho voglia di parlare inglese, l'aria condizionata è troppo forte, fuori ci sono 38 gradi e la guida a destra nel traffico di Denpasar mi terrorizza.

 

Mi addormento davvero. E quando mi risveglio vedo solo giungla, giungla scura. Abbasso il finestrino e respiro. Mi sento a casa.
Riconosco l'odore dell'Asia senza averlo mai sentito. Un odore umido di spezie, incenso, stoffa bagnata, fritto e fumo. Odore di animali, di foglie schiacciate e bagnate, plastica bruciata, detersivo, frutta matura. Voglio restare qui.

 

Quando intuisco che lui è un cuoco non resisto. Cuciniamo insieme. Stasera. Dai dimmi di sì. Ok, let's go. Si va a fare rifornimento.
( Sì mamma, lo so. E' da inconscienti attraversare la giungla nel buio più buio, su una moto discutibile, con un balinese sconosciuto, dall'altra parte del mondo, senza telefono e con le scimmie aggressive che saltellano per strada ).
Ogni bottega una scoperta, compro cose senza sapere cosa sono, colorate e profumate, frutti che sembrano fuochi artificiali, noci di cocco grandi come angurie. Impazzisco come una bambina occidentale e lui ride. Ride.

 

Ci fermiamo all'angolo della strada, beviamo una birra locale (leggera e amara) e mangiamo banane fritte piccanti. Entro a guardare la cucina. ( Oddio quella cucina. Ecco non era proprio una cucina,  era più un angolo dimenticato dal mondo con un fuoco e una sedia azzurra sporca usata come piano di lavoro). Preferisco uscire. Mi siedo. Bevo. Annuso. Mangio. Piango. Lui non capisce. E ride.
Le donne ci guardano e lui mi spiega che per loro è strano vedere un locale con una donna occidentale che bevono insieme. Io penso che le donne balinesi sono bellissime.

 

I noodles li ha fatti sua mamma. Lei raccoglie riso tutto il giorno. Che palle. Loro a casa mangiano riso tutti i giorni. Che palle.
Scalda l'olio di cocco, spadella le verdure. A parte frigge qualcosa di strano, poi capisco che sono una specie di minuscole melanzane verdi dolcissime. Unisce i noodles e il curry che ha un sapore profondo, ma non è piccante.
In un'altra pentola soffrigge il pollo. Lo inonda con il succo e la polpa del cocco, che sembra un'albicocca. Ci mette pomodori, cipolla e poi cose di cui ignoro nome, sapore e odore. Oli, salse, spezie. 

 

Il vapore riempie la stanza, mi inzuppa i vestiti, la pelle. Mi inzuppa i fiori di frangipane che ho tra i capelli, gli occhi e le mani. 
Lui mi dice che domani mi porta a comprare le spezie. Un suo amico mi può fare un buon prezzo ma ci deve parlare lui. 
Dai, mangiamo. Tutta la casa profuma di Mamma Asia. Tutto ha un sapore dolce primitivo, di quei sapori nuovi che non riesci a smettere. 

 

Penso che solo quando siamo bambini si assaggiano sapori nuovi. Ci si spalancano gli occhi più della bocca e si sorride con il boccone in gola. Poi conosciamo tutto quello che mangiamo e non ci pensiamo più ai sapori. Smettiamo di cercarli fino a dimenticare quella sensazione di allerta e piacere.
 

Mangio come se fosse un rito. Dall'altra parte del mondo. Lontano. Ma a casa.
Esco a fumare e le stelle sono enormi. Vedo il cielo al contrario e la luna è quasi piena. 
Domani c'è la cerimonia per la luna e mi vuole portare. Ci sono le danze tradizionali, si può stare nel tempio tutta la notte a pregare. Mi dice che nel suo tempio ci sono molti spiriti regali e domani posso avere la loro benedizione se porto un'offerta di fiori e frutta.
Il rumore della giungla è assordante. Ballo piano a piedi nudi nel buio totale. Un buio che da noi non c'è più. Non voglio dormire.
Lui mi guarda. E continua a ridere. Rido anche io. Siamo fratelli.

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